martedì, 14 agosto 2007

 

Boris VIan sulla spiaggia di Saint Tropez

Avevo 18 anni, quando mi capitò per la prima volta tra le mani La schiuma dei giorni, di Boris Vian.
Ci pensò Vittorio, il libraio di Patagonia a Venezia a farmelo avere (non andate a cercarlo: nella fu libreria, ahimè, ora c’è un kebabbaro), scandalizzato perché avevo letto tutto Pennac e tutto Benni senza niente sapere di quello che lui considerava il padre del surrealismo. Mi ha fatto sentire piccola così, il buon Vittorio, e forse anche per quello da allora ho riletto La schiuma dei giorni ben cinque volte.
L’ultima, terminata ieri, e le prime due a distanza di pochi giorni l’una dall’altra: incredibilmente, non ero in grado di dire se mi fosse piaciuto o no, perché questo libro è un piccolo gioiello spiazzante, una favola d’amore e morte immaginifica e crudele, lieve e allo stesso tempo potente, che lascia storditi. C’è tutta l’ansia di un uomo destinato a morire giovane, che ascolta Duke Ellington e si fa beffa di Sartre e di tutti i luoghi comuni, trasposti nella realtà del romanzo con una fantasia dirompente.
Il mondo di Vian è ben introdotto e spiegato in abbondanza da persone decisamente più capaci di me e a poco servirebbe raccontare la trama e gli intenti del libro, sarebbe un sovrappiù: mi basta farvi presente che c’è anche questa, tra le infinite letture possibili.
Ed è un consiglio perché, come disse Gianni Mura, basta leggerlo, per rimanerne felicemente feriti.
Una sola cosa mi sento di aggiungere: se volete trovarvi in una casa su cui splendono due soli, i topi ballano e si ascolta jazz….bè, allora sarete nel posto giusto, perlomeno fino all’arrivo del freddo che farà tossire Chloè…
author: statitransitori
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sabato, 04 agosto 2007

moccia2

Ieri ero nostalgica, oggi sono un po’ arrabbiata…anzi, a dirla tutta sono proprio inc*°%*ta.

Eppure è una bella giornata, il sole splende alto ed è sabato, quindi su La Repubblica c’è uno degli inserti che più preferisco: L’almanacco dei Libri, piuttosto risicato per via del mese ma con l’ articolo di apertura su Ian Mc Ewan, scrittore che amo molto.

Che bello il sabato de La Repubblica!

E l’articolo è piacevole, ricco e completo. Finito di leggerlo, sfoglio distrattamente un brano di Dave Eggers, cercando le classifiche.

Non ci sono. Questa settimana siamo stati graziati dal solito delirio di titoli inutili, genere Moccia e compagnia bella.

Possibile?

Possibile.

Sorrido compiaciuta, magari tutti i mesi fosse agosto…se non che…

Spettacoli e Tv titola  “Moccia, idolo dei teenagers: per loro debutto da regista”

Appunto, come non detto: lo scrittore giovane per i giovani (Fiorello docet) esce dalla porta e rientra dalla finestra. Ma allora non c’è proprio modo di liberarsene!! Poi dici che il sabato non ti va di traverso, insieme a tutto il caffè!

Manca solo un articolo sul nuovo libro di Paris Hilton, folgorata sulla strada verso la prigione da un'inaspettata conversione mistica (Paris, sei sicura che non era un flash?) e siamo a posto.

E allora non può non montarmi il nervoso.

Anzi, tanti nervosi, se mi si accetta la dicitura: il nervoso per tutta questa gente che s’improvvisa scrittore (ma dico io, non ti basta il tuo di mestiere, che magari lo fai anche dignitosamente...); il nervoso per le case editrici che pubblicano anche le schifezze; il nervoso per tutti quei vigliacchi che recensiscono positivamente le suddette schifezze, gridando periodicamente al miracolo letterario, pur sapendo che loro stessi non c’accenderebbero manco il camino, figurarsi regalarlo, il libro in questione!

Infine, il nervoso per l’invidia che tutti questi signori mi fanno, che inevitabilmente porta all’amare conclusione/riflessione: pure i muri pubblicano.

E vendono.

Pure Moccia, che ha conquistato milioni di adolescenti rincretiniti raccontando una stereopatissima storia d’amore anni Ottanta scritta con una sintassi da terza media e costellata di seguiti ancora più banali, se possibile.

Pure Antonella Clerici con le ricette.

Pure quel pirla degli ZeroPositivo, con buona pace di Eva che ci andava a scuola insieme.

Cristo santo, solo a me non mi pubblica nessuno, a parte qualche antologia! Sarà mica il caso di che anch’io torni a fare il mio mestiere?!

E adesso scusatemi, ma credo proprio che dopo questo sommo momento di autocommiserazione mi dirigerò verso ponte Milvio, a vedere se tra i vari lampioni piegati dal peso di infiniti lucchetti ce ne sia qualcuno adatto ad un estemporaneo suicidio…il buon Federico (Moccia) non me ne voglia.

immagine tratta da www.repubblica.it

author: statitransitori
category: polemiche, libri
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